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Full text of "Eran due or son tre, ossieno gli esposti: melodramma giocoso in due atti"



L RICCI 



ERAN DUE 
OR SON TRE 

MELODRAxMMA 



R. STABILIMENTO RICORDI 

MILANO - NAPOLI 



ERAN DUE OR SON TRE 



OSSIA 



GLI ESPOSTI 

MELODRAMMA IN DUE ATTI 

Di 

GIAGOPO FERRETTI 

Posto in musica da 

LUIGI RICCI 




R. STABILIMENTO TITO DI GIO. RICORDI 
MILANO-NAPOLI 



P£RSO]!VAGOI 



ATTORI 



Corrado Ferranti . 
l^danoiido, suo fratello . 
Fernando, figlio di Corrado 

marilo segreto d'Irene . 
Irene , figlia di Ernesto . 
Frnesto llug;eni 
Sempronio 9lafi*8)al»ieto 

la, servo di Edmondo e ma 

rito di Liicrezia 
liuerezia ..... 



Coro di Servi in casa di Corrado , 
di Custodi dell'Ospizio degli esposti e di Sgherri. 



La scena è in Ferrara. 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/erandueorsontremOOricc 



SCENA PRIMA. 

Salotlo in casa dei fratelli Ferranti con cinque porte. Quella 
4i mezzo in fondo è la comune: quella alla sua destra tie- 
ne scritto sulla cornice Libreria: quella alla sinistra è la 
stanza di Fernando. Queste due porte sono chiuse. Lateral- 
mente a destra è la camera da letto di Edmondo, ed a si- 
nistra quella di Corrado. È notte. Ricco tavolino in mezzo, 
presso cui nobile poltrona, calamariera d' argento, campa- 
nello, ecc.f ecc. 

Corrado dalla sua camera con un doppiere acceso, che posa 
sul tavolino: indi i servi dalla comune con doppieri accesi ; 
poi l^dniooflo dalla libreria. 

Cor. Perfido figlio I E ancora 
Dopo Ire di non rìede! 
Ma dove ha vòlto il piede 
Già il cor r indovinò. 
L'empia che l'innamora 
L' incanto lien celalo. 
Un mio nimico odiato 
Quesl' onta a me serbò. 
Ma padre son. Via, servi, (agitando furiosa- 
Bii'banti, satanassi, mente il campanello) 
Al cenno mio volale, 
Non risparmiale i passi, (i servi accorrono 
Vi dividete, e a gara in frotta) 

Ogni angolo, ogni via, 
Tu Ila cercata sia, 
TuUa quanl'é Ferrara. 
Correte, e ritrovando 
Il figlio mio Fernando, 
Dile che qui l'aspetta 
Eran due ed or son tre S-65 1 



6 

Tremante un genitore 
D' amor, non di vendetta ; 
Che vuol serrarlo al core, 
Che gli occhi suoi non ponno 
Chiudersi a un breve sonno, 
Se il caro figlio amato 
Non vede accanto a sé. 
Coro Andiam, ma nel cercarlo 
Invano ha 1' ale il pie: 
Difficile è il trovarlo, 
Se non si sa dov' è. 
(i servi depongono alenai dei doppieri sul tavolino, indi 
partono : inlanlo Corrado, dopo avere inulilmenle picchialo 
alla stanza da ietto di Edmondo , picchia con forza alla 
libreria) 
Coa. Rdmondo 1 Edmondo ! 
Edm. Vengo. 

(di dentro: indi uscendo in veste da camera, pantofole, 
berretto da notte, una salvietta sulle spalle, nella manca 
un candeliere acceso, e nella destra un piatto d'argento 
con bicchiere pieno a mela di vino, e biscotti. Posa tutto 
sul tavolino, siede e segue a bere e mangiare) 
Cos'è!... Slavo studiando. 
^.OR.Non tornò ancor Fernando! 
Edm. Tornerà. 

CoB. Ama... 

Edm. Non ha trent'anni ancor d'eia. 

Cor. La figlia d'un nmiico... 
Edm. Io di nimici 

Non ho che fame e sete... e non han figli. 
Cor. La vuoi prendere in moglie. 
Edm. Se la pigli. 

Cor. Vi scannerei... 

Edm. Senza il consenso mio. 

Cor. Nò di collera ardete 

A questo di villa perfido trailo? 
Por suim. fralelli. 



Edm. Ma diversi affallo. 

Si, signor, cosi diversi 
E di cori e di cervelli, 
Si, signor, siamo fratelli. 
Ma la colpa è di papà. 

Tu nascesli a mezzo inverno, 
Ed io nacqui in primavera. 
Tu sul volto hai bujo eterno: 
La mia faccia dice: spera. 
Tu somigli a un temporale, 
Io son lutto amenità. 

Questa vita che tien 1' ale, 
E d' un lampo è assai più breve, 
Sol chi dorme, mangia e beve 
Un tantin se la godrà. 

Tu vai sempre almanaccando 
Caldo d'ira gli occhi e il seno: 
Or la punta aguzzi a un brando, 
Ora fabbrichi un veleno. 
Parli sempre di stoccate. 
Sogni solo zuffe e botte : 
Eh I vergogna I ragazzate t 
Scimmia sei di Don Chisciotte. 
Io per altro, signor no. 

Rido sempre, e se mi piglia 
Un pochin d' ipocondria. 
La prudenza mi consiglia 
Di serrarmi in libreria. 
Scelgo li fra i miei parecchi 
Libri scelti che tu sai, 
I più vecchi tra i più vecchi: 
Froniignan, Keres, Tokai, 
Cipro, Malaga, Bordò. 

Altri autori io non so leggere : 
Altri libri io mai non ho. 

Così almen, senza malanni, 
lo di te più lieto e forte. 



Con otlanla e novanrnnni 

La furlana ballerò. 
Quando poi verrà la morie. 

Favorisca, le dirò; 

Ma rimorsi nelF avello 

No, signor, non porterò. 
Quando lu morrai, fratello, 

Morrai lieto? - Non lo so. 
Cor. » L'ire antiche, gli odii ardenti, 

»Alma vile! hai lu scordati? 
Edm. »Vuoi che pazzo anch'io diventi, 

j)S'eran pazzi gli antenati? 
a 2 
Con. »Odi l'ombre ch« bisbigliano, 

» Sospirando di dispetto, 

»E fremendo mi consigliano 

»! lor torti a vendicar. 
Edm. j Faccio il sordo, se bisbigliano. 

D Buona notte: io vsdo a letto. 

D Veglia pur, se tei consigliano; 

»Per me vado a riposar, 
(i servi tornando dalPaver percorsa la ciuà) 
Coro Alta è la notte bruna, 

Non sorge ancor la luna; 

Nessun fra queste tenebre 

Muove per la città. 
Signor, del vostro figlio (a Corrado) 

A chi si chiederà ? 
Edm. Fratello... mi fai ridere f 

Dà tempo, e tornerà. 
Cor. Se ritorna, a lui dite che tremi, (riservi) 

Che alla Guagni consorte lo voglio. 

Mi vuol padre? Che firmi quel foglio: 
(pone un foglio sul tavolino 

Se lo niega, tiranno m'avrà. 
Cosi voglio, ho deciso, non cangio. 

L'ira inulta degli avi m'affretta, 



t 

E il piacer di sperala vendetta 
Cominciar nel suo sangue potrà. 
Edm. Ah fratello! la testa ti gira! 

Ve' che moglie propone al nepole! 
Bircia ! nana ! Capisco, ha gran dote! 
Ma che razza di mostri farà 1 
Non la vuol. Pare il debito! è brutta! 
Ch'egli l'ami, tu speri, ma invano. 
Se qua viene, galoppo lontano 
Mille miglia da questa città. 
Coro Se ritorna, diremo : che tremi. 

Che alla Guagni consorte lo vuole- 
Legge son del padron le parole, 
11 suo cenno obbedito sarà. 
Ha ragione, ha ragion: non si cangi, (fra loro) 
Disse no: non si cangia, e fa bene. 
(Dir ch'è bestia qui a noi non conviene: 
Chi ci paga mai torto non ha.) 
Cor. Udiste? o firmi, o tremi. - Buona notte, 
(prima ai servi: indi brusco ad Edmondo, afferrando il dop- 
piere e chiudendosi in camera) 
EDiM. (ai servi che vorrebbero servirlo, chiudendo la libreria: 
indi dopo che sono partiti recando lume, salvietta, piatto, ecc. 
Grazie! grazie! non voglio nella sua stanza, e 

Incomodar alcuno. chiudendosi dentro) 

Al mio fedel Sempronio 
Data ho licenza d'andar presto a casa... 
Ah ! pover uom ! Dove miseria sta 
Sempre è fertilità: 
E la moglie feconda 

Gli ha partorito un ambo. Ora s' accorge^, 
Che allor eh' era zitello 
Gli diceva col cuor e col cervello: 
r' Sempronio! attento! non li scordar mai, 
Che i figli son sinonimi di guai! 
Meriterebbe eh' io 

Sbadigliar lo lasciassi in abbandono... 
Ma no: per le tragedie io non son buono. 



10 

SCENA IL 

I servi che precedono dalla comune Fernando, 
e gli additano il foglio lascialo dal padre. 

Coro Trova in quel foglio espressi 

Del padre i sensi estremi ; 

Cerchi obbedirlo, o tremi. 
Fer. Tremar? Tremar non so. Fra dieci giorni (leggendo) 
Sposo alla ricca Guagni.,. (oh rabbia !) andrai, 
padre no, nimico tuo m' avrai. 
Ch'io vacilli? ch'io ceda? oh fiero inganno'! 
Potrà, potrà, tiranno, 
Palpitante dal sen strapparmi il core; 
Ma eh' io cangi d' amore 
Invan lo spera. Io non mi vendo. Io sprezzo 
Sorridendo il periglio. - 

Troppo ei chiede da un figlio: o preghi, o imponga, 
Né il pianto, né il furore or più m'arresta. 

(straccia il foglio e fa cenno ai servi di partire) 
Fernando I eccoti alfine 
Da tutti omai lasciato in abbandono, 
E segreto consorte... e padre io sono! 
Sol mi parla in tal momento 

Il pili dolce e sacro affetto : 

Che son padre sol rammento, 

L' alma mia tremar non sa. 
Sfiderò con alma forte 

L' ira tutta del destino : 

Per il figlio e la consorte 

Questo cor respirerà. 
Si, celato, dal periglio 

Salvo sia l'amato pegno: 

Cieco omai, più fren, ritegno 

Il paterno amor non ha. 
Ahi quanto é mai crudele 

Lo stato in cui mi trovo! 

Le pene immense io provo 

Del più infelice amor. 



Restar sempre diviso 

Dal ben che lanlo adoro: 
Soffrir si rio marloro 
Non mai potrà il mio cor. 
(entra nella sua stanza: indi n'esce intabarrato, cliiude 
e parte) 

SCENA III. 

Povera camera tV angusto appartamento terreno nel castello 
dei Conti Ferrante abitata da Sempronio. Nel fondo porta 
chiusa d' ingresso. A destra sull'uttima quinta, dietro cui si 
finge la cuna dei bambini , un pezzo di paravento, ed in- 
gresso ad altra stanza. Rozzo tavolino, rozze sedie. Lume 
acceso nel mezzo. 

liucrezia dal paravtMìtO, indi {S^niprOfaio. 

Lue. Povera Bernardina! 
Pasquella svenluiMta I 
madre veramente disgraziata! 
Ominacci bricconi! Se provaste 
D' una povera madre, 
Al gemito dei figli, 

Quella che strazia il cor cruda molestia,.. 
(Sempronio dalla stessa parie portando in braccio due 
bambine in fasce) 
Sem. Finiscila, Lucrezia, o vado in bestia. 
Piangimi in lasca ! Intanto 
Fra queste smorfie tue 
'^ ^ Latte ci vuol, non pianto, 

/ E latte qui non e' è. 
Ma perchè figliarne due? 

Vorrei saper perchè. 
Ma senti che duetto 

Di flauto e d' ottavino! 
Ma zitte ! via ! cospetto! 

Dormile si ? o no? 
Vi canterò un pochino, 
Così vi addormirò. 
Se volele dormir, care figlielle. 
Mai non vi mancheranno giocherelli: 



n 

Vi comprerò i violini, e le Irombelle, 
E nacchere, e chitarre^ e lamburelli; 
Ma dormile., che siale... benedelle! 
Chiudele un lanlinel quegli occhi belli, 
Dormile un mese sano, e un anno è meglio; 
Dormile, figlie mie, finché vi sveglio. 
Eh! peggio! Più incocciale? 
'^^' Figlie mal educale! 

Eppure son bellme ! 
Ballale, via, carine !... 
Che nasi !... che nasoni ! 
La slampa è di papà ; 
Per allro li polmoni 

Son unii di mammà ! (consegnandole 
Non si fa nulla! L'è lungo il gioco, a Lue.) 
Là nella culla ! - menile un poco. 
Se in quegli acuii - crescer potranno, 
Che prime donne - divenleranno t 
Ma se non poppano - daranno in etico, 
E la progenie - punlo farà. 
Falle un po' rodere -^ di pane un tozzo 
Con qualche gocciola - d'acqua del pozzo. 
Svenluratissime - figlie, imparale 
Ch' è gran miseria - nascer spianiate. 
Se non vi capila - straricco un asino, 

Restate celibi - per carila. 
Dall' empio fato - no, più funesto 
Non s' è inventalo - tremendo innesto 
Di quel ferale - che non ha eguale ; 
Moglie prolìfica - e povertà. 
Lue. A casi disperali 
Disperati consigli : 
Tu ciarli, ciarli, ciarli... 
Skm. e tu fai figli. 

LcG. Direi... 

Sem, Brava ! Che cosa ? 

Lue, Uno allattarlo; 



So 

Per uno bnslo ; e 1' aUro... 
Sem. Regalarlo? 

Chi lo piglia ? 
Lue. Mi senio 

Morire di dolor I 
Sem. Questo dolore 

Come adesso spuntò? Danque... 
Lue. Briccone! 

Fingi di non capirmi. 
Sem. Se parli da Sibilla 

Che cosa ho da capir? Dunque queir allro ?... 
Lue. Dirlo al mio cor... non sai quanto mai costi !... 

Lasciarlo nella casa degli esposti. 
Sem. Ah! no: del tuo talento 

Finor non ebbi la dovuta stima ! 

Moglie crudeli perchè non dirlo prima? 

Ma chi resta ? Chi va ? 
Lue. Bella dimanda 

Al core d' una madre I 
Sem. Se la niadre consiglia, agisca il padre. 

Gli uomini già... son maschi, e il nascer maschio 

Non è caso, è virlù. 
(si cava di tasca un vecchio fazzolello , lo piega a guisa di 

benda, e se io fa avvolgere dana moglie intorno agli occhi) 
Lue. Ma... 

Sem. Intorno agli occhi 

Mi sia di benda questo fazzoletto... 

Non tanto largo, no... non tanto stretto. 

Mena 1' orbo alla cuna. 

lo cercherò, deciderà fortuna. 
Lue. Ah ! 

Sem. Cosa strilli? Ebbene, a chi toccò? 

Lue. A Bernardina. 
Sem. Ed io la porterò. 

Lue. Cane ! è la figlia mia! 
Sem. E perchè crampi me la porto via. 
Lue. Cosa dirà la gente ? 

Ermi due ed or son tre 0-60 2 



14 

Skm. Cosa può dir chi non ne sa niente? 

Lue. Un bacio... un altra... un altro... 

Sem. Basta, basta 

Tu me la logri. 
Lue. Coprila, 

Che non s' infreddi. 
Sem. Lascia far, son uomo, 

Non son mica un fantoccio. 
Lue. Bernardina! 

Mi guarda. 
Sem. e ha gli occhi chiusi l lo vado... 
Lue. Aspetta. 

Un b.ìcio. 
Sem. No. 

Lue. Briccon ! 

Sem. Bacia Pasquetta. 

(Lucreziei enira piangendo dietro il paravento) 

SCENA IV. 

Strada remota. Nel fondo V ospìzio degl{ Esposti Gran portone 
chiuso , ed accanto la solila ruota. È notte, e si vede solo 
un poco di lana, che all' uscire di Sempronio s' accresce. 

Feruaiìdo intabarrato con fanciullo celalo, 

Fer. Figlio! fra i mille ignoti 

Io ti ritroverò. Crudele un giorno 

Foi^se chiamar dovrai la man d' un padre; 

Ma celato così, salvi la madre, 
(apre la ruota, bacia il bambino; ve lo adatta, e torna a 
volgere la ruota; ma nei momento die vuol suonare ode- 
gente, e si ritira) 

Vien gente... son sorpreso. 

Attenderò che passino. 

Poi suonerò. 

SCENA V. 

S»ciiipronio intabarrato colla tlglia. 

Sem. Ma brava ! sì, signore : 

Esce adesso la luna a farsi onore! 



Io 

Con quest' imbroglio ho la quartana addosso. 

Avvezzo non ci son... Proprio non posso. 

Bernardina! giudizio... 

Sei figlia a chi sei figlia : in casa nostra 

Lo sbadiglio e V onor son cose antiche. 

Rota crude!, che arroti 

Tutti gli affetti miei!... (baciando la figlia) 

Un bacio... addio... lant'èl... lasciar mi dèi! 
(apre la ruota, vuol porre la figlia, e s'accorge dell'altro) 

Terremoti ! oh guardate 

Bizzarrie di destino ! 

Il buco è stretto, e già v' è un inquilino ! 

Ci proverò. - Perdoni, 

Signor primo arrivato. 

Dica: quanto ha pagato? 

Un po' di loco almen per galateo. 

È fatta ! - Buoni... zitta, figlia mia. 

Do' una scampanellata, e scappo via. 
(pone la figlia a stento nella ruota, che rivolge: nel tirare con 
violenza il campanello gli cade il cappello ed il tabarro, e 
mentre s'occupa in riprendere le cose cadute, escono dall'ospi- 
zio custodi e sglierri, aprono la ruota, e circondano Semp.) 

SCENA VI. 

Sempronio, Custodi e Sgherri dell'Ospizio. 

CoRoPiano un po'! Due putti a un tratto! 
Sem. Uno è il mio. 



Coro 


Lì ripiglia. 


Sem. 


E che? Son mallo? 


Coro 


Mascalzon ! chi sei sì sa. 




Servilor del conte Edmondo. 


Sem. 


Ma... 


Coro 


Di paga hai quanto basta. 


Sem. 


Ma... 


Coro 


Vuoi fare il gabbamondo. 


Sem. 


Ma.,. 



1G 

Coro Che ma ! che ma ! che ma ! 

(battendolo sulle spalle, e forzandolo a prendere i due palli) 
Già si sa che la tua moglie 
Di due figli s'è sgravata: 
Ma non entra in queste soglie 
Che la vera poverià. 
Alirimenli per ospizio 
Ci vorrebbe una città. 
Sem. Ah! per giunta, nostra moglie 
Quanti schiaffi mi darà ! 
Ma una sola... ma fermatevi; 
È una vera crudeltà ! 
(Sempronio colle figlie incalzato fino dentro le quinte 
parte, ed i custodi rientrano nell'Ospizio) 

SCENA Vii. 

Camera di Sempronio come prima. 

K^iierczla; indi di fuori, poi dentro, jgeBiaproiai© coi due putti. 

Lue. Povera figlia! chi l'avesse detto! 

Non rivederla più ! 
Sem. Lucrezia ! (di fuori) 

Lue. Cane! 

Senza morir tornasti ! 
Sem. Apri, Lucrezia. 

Lue. Fuggi. (apre) 

Sem. Guarda. 

Lue. Cos'hai? che diavol c'è? 

SiiM. Eh I niente: erano due, or sono ire. 
LlG. Bernardina è tornata! 
Sem. Tornò moltiplicata. 
Lue. Come va cinesi' imbroglio? 
Sem. Se spiegartelo voglio, 

Spiegartelo non so. Dentro la nicchia 

Trovo un'altra marmotta: 

La mia c'incastro; suono, scappo, ed ecco, 

Mentre m.i scappa il ferraiuol per terra, 



17 

I ciislodi nìi fanno una serra-serra, 
Corlesissimamenle 

Dicendo che son miei qaei due bambocci : 

M' obbligano a pigliarli, ed han ragione. 
Lue. Essi lian ragion ? 
Sem. Si, quella del bastone. 

La schiena mia rimasta è persuasa: 

Chinai la lesta, e portai tutto a casa. 
Lue. Non CI sarebbe rischio 

Che fosse un affaretto... che so io? 
Sem. Moglie! questo è uno schiaffo all' onor mio. 
Lue. Bella fìsonomia 1 (prende i punì, ed esamina quello 
Sem. Come faremo? che non è suo) 

Lue. Ora lo pongo là, poi penseremo. 
Sem. Guai con la pala ! il povero tabarro... 

Quondam color caffè , 

Parò gran colpi destinati a me I 
Lue. Ah marito! che caso! oh meravigliai 

(gridando, ed accorrendo con una borsa di danaro, una 
mezza medaglia ed un foglio) 
Sem. Piovuta è dal solaro un'altra figlia? 
Lue. Ai pie' di quel bambino. ..^ 
Sem. è maschio !... 

Lue. Maschio. 

Sem. Dividili al momento. 

Fra due femmine un maschio non sta bene, 

II debito riguardo usar conviene. 
Lue. Osserva, ascolta, leggi. Fra le fasce 

Tutto gli ritrovai. 
"Via, leggi. 
Sem. Come so. 

Lue. Si, come sai. (legge) 

Sk^ì. Abbiate cura di questo bambino, figlio di nobili 
conjugi. Serbate questa mezza mMaglia, e que- 
sto scritto. Oltre i cento zecchini che seco tiene 
in una borsa, ogni dì primo di mese, mostran- 
dosi r ordine accluso , il banchiere Ferreri pa- 
gherà zecchini lo. 



iS 

Io! 
Lue. Io ! 
Sem. Dice cosi. 

Lue. Lascia eh' io guardi. 

Di numeri ra' intendo. Dieci... dieci... 

Zecchini dieci, così scritto è qui. 
Sem. Equivocai : vidi un puntin suU' 1.... 
Lue. Senti: il bimbo lo tengo, 

Ecco cinque zecchini ; 

Porta le nostre figlie 

Dalla vicina Ghita. che cercava 

Fino da mezzo mese andare a balia... 
Sem. Sei la più bella lesta dell'Italia! 

(nel momento die Sempronio va a porsi il Terraiuolo 
s'ode a picchiare alla porla) 

SCENA VIIL 

Irene di fuori ; indi dentro, e detti. 

Sem. Chi è che picchia ? 

Ire. Aprite, aprite. 

Sem. Moglie ! 

Che fosse un quarto figlio? 
Ire. Non temete: 

Io conforto vi reco, e non spavento. 
Lue. Che bella voce !^ 

Sem. è un campanel d' argento ! 

Lue. Apriamo : che sarà ? 
Sem. Voglio andar io. 

Lue. Scusi, signor marito, è dover mio. 

(Dalla voce scommetto , 

Che è qualche giovinetto.) 
Ire. Amici ! 

Sem. Insomma, 

Vai? 
Lue. Vado. 
Sem. e intanto come una colonna 



19 
Resti piantala 11. 
Lue. Volo... 

Lue, Sem. Una donna! 

(aprono, ed eulra Irene velala) 
Ire. Ah t respirar lascia temi 

Alla speranza in seno: 

Un secolo di palpili 

Queslo mio cor provò. 
Alle mie smanie un freno, 

Al mio dolor la calma. 

Ah! non invan quest'alma, 

Amicij in voi sperò. 
a 3 
Lue, Sem. Questa madama anonimia, 

Che spunta all' improvviso, 

Mi tocca il cor: nell'anima 

Mi sveglia un non so che; 
Ma di vederla in viso, (ciascuno da sé) 

Ma di saper s' è bella. 

S'è donna, o s'è donzella, 

Senio la febbre in me. 
Ire. (Sospetti mi sogguardano (da se) 

Col cor fra due diviso. 

Natura, ah! tu in quell'anime 

Ah ! parla lu per me !) 
Se in cor, come nel viso. 

Cara, voi siele bella, 

Al mio desir rubella 

Quell'alma, no, non è, (a Lue. pregando) 
Sem. Scusi... sa ?... ma... 

Lue. Che bramale? 

Ire. Bramerei... 

Lue. Sì, favellale. 

Ire. Ho timor... 

Lue, Sem. Di che temete ? 

Siele in sen dell' amislà. 
Ire. Ma silenzio promettele ? 



20 

Sem., Lue. Giuro. 

Ire. Ebben mi svelo. (sveLindosi) 

Sem., Lue. Ah ! 

Lue. Innamora ! 
Sem. Il core incanla ! ' 

Lue. Com' ò bella !^ 

Sem. è proprio cara. 

a ± 
Sem. Quest'è un pezzo da sessanta: 

C è misura e qualità. 
Lue. L'hai squadrala luUa quanta? 

Mascalzoni tirali in qua. 
Sem. Onde... lei... perchè... siccome... 

(Perdo il fi! delle parole). 

Dica pure quel che vuole, 

Meno soldi, lutto avrà. 
Ire. Mi vergogno... io saper bramo... 

Ma nel sen mi manca il core. 
Sem. Queir incomodo rossore 

Non è m moda in quesl' età. 
Ire. Si^ coraggio ! 

Sem., Lue. Brava ! 

Ihe, Voi (cava mezza medaglia, 

con cui Sempronio confronta V altra mezza} 

Quesl' argento ravvisale. 
Sem. Ecco 1' altro. 

Ire. Confrontate. 

Sem. D'un iniier son due metà. 

Lue. Dunque ? 
Sem. Dunque? 

Ii^E. Un innocente 

Fanciuìlin venuto è qua... 
Mei rendete. 
Sem. Cosa? Niente. 

Marameo ! dov' è starà. 
Quello è l'uscio: andate via; 

la vostra presunzione. 



21 

Ch' un effetlo di pazzia, 

io guarisco col bastone. 
Ire. Ma sentite... 

Sem. Ciarla, ciarla... 

Ire. Io son madre. 

Sem. Ai sordi parla. 

Ire. Voi, che un core avete in petto... (a Lue.) 

Lue. Cosa io ci abbia non lo so. 

Ire. Ch'io riabbracci il fanciulletto... (a Sem.) 

Sem. Quante volte ho a dir di no? 

Ire. Ahi di affanno io qui morrò. 

Sem. (Un cor di bronzo, o perfido, 

Qui simular bisogna: 

Cascar per quattro lacrime 

Sarebbe una vergogna). 

Parta : non sento repliche : 

In casa mia comando. 

Son cieco a tante smorfie: 

vada, o eh' io la mando. 

Madama non mi stuzzichi, 

Alzi volando il tacco : 

Io son chi son per bacco! 

Nessuno me la fa. 
Di mano mia quel bambolo 

No, no, non uscirà. 
Lue. (Son madre, e della misera 

Divido in cor le pene ; 

Ma que' zecchin mi premono, 

E finger mi conviene.) 

A recitar da tragica 

Madama ha molla vaglia. 

Sa fremere, sa piangere: 

Con me però la sbaglia. 

Già m'ha intronato il timpano, 

Mi fa girar la testa; 

Ma che insolenza è questa? 

Ma che temerità? 
Eran due ed or son tre 5-65 5 



22 

In mano mia quel bambolo 
Sì, sì, restar dovrà. 
Ire. Ah ! dei malerni spasimi 

Pietà vi scenda in seno. 
È figlio mio, credetelo: 
Ch' io lo riveda almeno. 
Col suo sorriso ingenuo 
Dirà che madre io sono. 
È ingiusta quella collera : 

10 merito perdono. 

11 ciel non ha più fulmini, 
Se il figlio è a me negato. 
Troppo è quel cor spietato. 
Che a me l'involerà. 

Sul vostro capo, o barbari, 
11 pianto mio cadrà. 
Lue. Che si fa ? 
Sem. Che si fa? 

Lue. Rispondi. 

Sem. Parla. 

Lucio direi che bisogna... 
Sem. Consolarla. 

(smorza il lume, prende cappello e tabarro in fretta^ 
va al paravento, prende le figlie, e parie) 

Prendo le figlie e vado. Avanti è il giorno^ 

Col padron mi consiglio, e a volo io torno. 
Ire. Ebben ? Che risolvete? 
Lue. Qui ancor di madre è un core. Non piangete. 

Di togliermelo, spero, 

Non avrete il pensiero. 
laE. Io? no : sol bramo 

Qui furtiva talvolta 

Quei cari occhi vivaci, 

Quei cari labbri divorar coi baci. 
Lue. Si , mia buona signora : 

È vostra la mia casa. Il figlio vostro 

ìfì solo nutrirò. Sento che l'amo 



25 

Come mio sangue, e mio 
Saprei fare il suo duolo, il suo periglio. 
Ire. Avrà due niadri innamorate un figlio. 

(entrano di dietro al paravento) 

SCENA IX. 

Dopo qualche istante entra anelante Fernando, che trova 
la porla lasciala aperta da Sempronio partendo ; indi 

fjucrezia. 

Fer. Non m'ingannai; T incauta, 

De' suoi nemici al periglioso letto 

Mosse non conscia il pie. Di madre amore 

Tacer le fece in core 

Provvida tema di future pene. 

Ah! il figlio solo!., altro non vide Irenel (chiamando) 
Lue. Chi è quel temerario? Oh come è bello! 

(di dentro, poi in iscena) 

E come è ben piantato! 
Fer. Ditemi, cara... 

Lue. Come siete entrato? 

Fer. Irene è qui? 
Lue. Che Irene? 

Con me non servon scene: 

La capisco per aria. 
Fer. Ah 1 non son io.- 

Lue. Esca. 
Fer. Uditemi. 

Lue. Vada. 

Ire. Sposo mio! 

, (uscendo inìprovvisaniente, riconosciuta la voce di Fer.) 
Lue. Voi suo sposo! E sareste?.. 
Fer. Nepole al conte Edmondo. 
Lue. Al padron di Sempronio! oh! perdonate... 

Sedete, favellale... 
Fer. Anzi tu devi (adire.) 

Involarti, fuggir: del padre luo 

Il giusto orgoglio appiea conosci*... 



24 

Ire. Intendo. 

Fer. Se mai scopre!... s'eì sa!... già sorto è il sole... 

Fuggi, len prego. 
Ire. Oh cara I (a Lucrezia) 

Ti raccomando il figlio: e d'una madre, 

D'una misera madre 

La speranza, il tesoro... 
Lue. Non tema... 
Fer. Vieni. 

(forzando Irene ad uscire seco dalla camera) 
Ire. Andìam. 

SCENA X. 

Il conte M^dmondo abbiglialo. 

Edm. ^ Servilor loro. 

È permesso? Si può entrare? 

Oh! che bella compagnia! 

Qui che fa vossignoria? (a Fer.) 

Studia forse umanità ? 
In sequestro ha le parole ! 

Chiude gli occhi! abbassa il volto? 

In flagranti T avrei còlto? 

Ma son zio, non son papà. 
Sto perplesso, sto dubbioso (da sé) 

Su colei che 1' ha piagato ; 

Se per altro diventato 

Già non fosse un Mustafà.) 
Ire., Fer. e Lue. 
Yoi vedete ai vostri piedi, 

Di speranza palpitanti, 

Due riamati sposi amanti 

Che dimandano pietà. 

gSe ''8^'"^' '^'''''' 
Di due vittime d' amore , 
E se in petto avete un core, 
Il destin si cangerà. 



21) 

Edm. Ah! nepole! mi rallegro! (accennando Ire.) 

Fosti proprio di buon gusto 1 

Che begli occhi, che bel fusto ! 

È un modello di beltà! 
(Più la guardo, e più mi piace; (da sé) 

Né i quaranta or più rammento, 

Avvampar quasi mi sento, 

Benché son di mezza età). 
Ma Sempronio m' ha narrato 

D' un fanciullo... 
Ire. è nostro.^ 

Fer. è nostro. 

Edm. Bagattelle! un figlio... e vostro... 

E sapete dove sta? 
Dei Ferranti è questo il tetto : (ad Irene) 

Qui suo padre fa il padrone : 

Uom che vive nel sospetto, 

Spacca teste, brontolone, 

Che a dozzine tien gli sgherri, 

E ha veleni, lacci e ferri , 

E se accorgesi, se vede... 

Se mai dubita... se crede... 

Mi capile? m* intendete ? 

Buona sera ! sta in periglio 

Padre, madre, balia e figlio, 

E sparir vi fa dal mondo 

Anche in men che noi pensò. 
Ire. Ah ! Signore ! 

Lue. Conte Edmondo! 

Edm. Che ho da fare? 

Fer. Caro zio 1 

Edm. Questo qui non è affar mio; 

Imbrogliarmici non vo'. 
Ire., Fer. Per pietà 1 
Edm. Non mi seccate. 

Ire., Fer. Deh ! parlate... 
Edm. No, no, no. 



26 

lRE.;FER.Non credea che nelle vene 

Ti scorresse il sangue islesso 
Di chi brilla air altrui pene, 
Di chi strazia un core oppresso. 
Si, conlento alfln sarai: 
Freddi, esangui ci vedrai. 
Se l' è cara una vendetta, 
Va, tiranno, e all' ire affretta 
Del fralel la crudeltà» 

Edm. Han finito? 

SCENA XI. 

S' ode rumore crescente di passi accelerali , 
indi la voce di Sempronio. 

Edm., Ire., Fer. e Lue. 

Qual fracasso ! 
Sem. Salva I salva ! 

Lue. ^ Al grido, al passo 

È Sempronio mio marito. 
Sem. Serra I serra 1 (entrando e chiudendo) 

Edm.j Ire., Lue. e Fer. Che sarà ì 
Sem. Dal vostro libraio - tornava correndo, (ad Edm.) 

Il pie nel portone - già slava mettendo; 

Ed ecco di dietro - chiamare m'ascolto; 

Birbante I briccone 1 - capisco, e mi volto ; 

È un uomo accigliato - nel petto mi afferra, 

Mi crolla, e già quasi - mi gelta per terra ; 

Dov'è la mia figlia? - diceva gridando; 

Signore, risposi - che vammi figliando; 

M' azzardo alla fuga - più stretto mi tiene; 

M' abbrucia cogli occhi - mi chiede d'Irene. 

Immobile io resto - non trovo più motto : 

Allor mi sbalestra - un gran scajDpellotto, 

Mordendosi il dito - pian piano è partito, 

Dicendo: marmotta 1 - trovarla saprò. 



27 
Io come le gambe - avessi con l' ale, 
A guisa d'un cervo - salilo ho le scale ; 
Ma ancora il respiro - riprender non so. 
Ire. Ah? cerio è mio padre! - ah dove m'ascondo ? 
Fer. Noi siamo perduli ! 
Edm. Precipila il mondo? 

Sciocchezze ! in giardino - condurla lu dei, 

(a Sempronio) 
In mezzo ai viali - li striscia con lei. 
Le stanze conosci - che ho sempre abitale 
AUor che più calda - si sente l'estate; 
È questa la chiave; • v' è lutto, va là. 
Fer. Andrò con Irene ? 
Edm. Buffone t qui sta. 

Fer. e Ire. 
Lasciale che il pianto - v'esprima, signore, 

(ad Edmondo con tenerezza) 
Quel misto d' affetti - che provo nel core. 
Di quello che sento - col pianto vi parlo: 
Che il labbro a spiegarlo - capace non è. 
Edm. Io ciarle non amo - è tempo di falli. 

Quel pianto a che serve? ma chel siete malli? 
Già cupo un tamburo - in lesta mi sento: 
Restare un momento - prudenza non è. 
Lue. D'andar con la Squinzia lu godi, furfante! 

(Sotto voce a Sempronio) 
Non stringere il braccio - non fare il galante; 
Già sorda una lima - nel capo mi senio ! 
Furiosa divenlo - non sono più in me ! 
Sem. Venite madama Q - non esser gelosa (**) 

(* ad Irene) f * a Lucrezia) 
Andremo a braccetto - non far la smorfiosa. 
In caso di bolle - le spalle mi guardi, (ad Edm.) 
Andiamo, eh' è lardi - venite con me. (adire.) 
(Lucrezia rimane in iscena guardando dietro a Sem- 
pronio che entra nella stanza interna con Irene. 
Edmondo invitalo da Fernando vi entra pur esso per 
vedere il fanciullo.) 



SCENA XII. 

I^sacrczla soia ; indi dalla stanza interna Edmondo, 
Fcrnaodo, poi Ernesto fuori della porta comune. 

Li'C. Oh non mi garba affatto, 

Che il mio signor marito 

Sen vada pei viali con colei ; 

È stagionato, è ver, ma è sempre ardilo, 

E fidarnìene troppo io non saprei.. 
Edm. È la slampa di casa. È un bel musetto. 

Mi rallegro con !e. (di dentro) 

Lue. Ma piano, piano. 

Non mi sveglino il bimbo; (verso la stanza) 

Ci ho da combatter io. 
Edm. è un bel bamboccio, Ferdinando mio ! (in iscena 

con Fernando) 

Senti, Lucrezia: quando tutto è quieto, 

E ritorna la notte, 

Per la porta di dietro, 

D'onde è uscito Sempronio, esci nell'orlo. 

Passa cauta in giardino; 

Fa che veda la madre il siio bambino, 

È madre; ho detto tulio. 
Ebx. Aprite. (di fuori pic- 

Feu. ^ Zitto ! chiando) 

È il padre di mia moglie! (sottovoce) 

Edm. Stiamo freschi ! 

Rispondi tu. (a Lue) 

Lue. Chi vuole? 

Enr. Irene io voglio. 

Aprite. 
Lue. Non capisco. 

Irene non son io; sono Lucrezia; 

Son chiusa, aprir non possa. 
Eim. Io son capace 

Di far che 1' uscio al suol caschi crollalo. 



29 

Lue. Chiamerò il vicinato: (a voce alta fìngendo spavento) 
Nascerà un precipizio: badi bene. 

Ern. Trenaa ; son padre, e trovar voglio Irene. 

Edm.I padri sono... padri. Non ha Iorio: 
Dalla porla dell' orto 

Esci di là. (a Fer.) Voglio seguirlo; e forse 
Ora saprò... voglio tentarlo almeno. 

(apre i chiavistelli, ed esce) 

Fer. Mi raccomando a te. Grato m'avrai. (a Lue.) 
Te lo giara il mio cor. L' idolo mio, 
Da lungi almeno, ora seguir vogT io. 

{entra nella stanza interna) 

Lue. Il bimbo dorme: ma non dorme in petto 

Il mio giusto sospetto. (cliiude la casa) 

Pian pian voglio spiar, se mio marito 

Vi sta ciarlando... oh! me la lego al dito, (entra) 

SCENA XIII. 

Giardino : da un lato padiglione elegante , abitazione estiva 
di Edmondo. In fondo cancello di ferro che apre ad una 
via remota. Viali ombrosi. Il tutto di gusto alquanto antico 
e melanconico, meno il padiglione. 

Corrado, e i servi che lo circondano. 
e parlano sommessamente in tuono di mistero. 

Cono Gran misteri! grandi arcani! 

E pescar chi ne può il fondo? 

Ma sa tutto il conte Edmondo. 
Cor. Mio fratello ? 

Coro Tutto sa. 

Breve un motto a voce bassa 

Da Sempronio a lui vien dello: 

Si fa serio nell'aspetto. 
Cor. Dove ? Dove? 

Coro Da Sempronio. 

Eran due ed or son ire ^-ijo ì 



30 

Or Sempronio è nel giardino: 

Vien dall'orlo pian pianino, 

E guardingo muove il pie. 
Cor. è un buffone... 
Coro Sospettoso 

Fra i viali inoltra il pie. 

Se v'è alcun pria cauto vede, 

Che una donna vien con sé. 
Cor. è sua moglie. 
Coro ^ No, eccellenza : 

È più giovane^ è più bella ; 

Pare un fior, pare una stella : 

Mai r egual se ne mirò. 
Cor, Contrabbando qui v'è sotto: 

V'ascondete, non fiatate: 

Al mio cenno qua volate, 

Tutto, ignoto, io scoprir vo'. 
Se a mio danno dal mistero 

Qualche lampo uscir potrà, 
Tremin tulli, il mondo intero 

La vendetta mia saprà. 
Coro Da una torbida mattina 

Di più nero sorgerà: 
Farmi già scoppiar la mina, 

E Sempronio all' aria andrà, 
(si nascondono nei viali: e Corrado diviso da loro entra fra 
un denso cespuglio, d'onde non visto possa lutto vedere) 

SCENA IV. 

^cnaproMio ed Erene. 

Sem. In quel boschetto - vi trattenete; 

Quando avrò aperto - fuori uscirete, 
Manco una mosca - v' osserverà ; 
Che con due salti - sarete là. 

(va ad a[inre il padiglione) 



51 

Ire, Il cor mi palpita - presago in pello. 

Se l'aura Iremola - provo un sospetto, 
Se un arbor mormora - mi sento in cor 
Voce che gridami: - è il genitori 
Sem. Quando Sempronio - viene con voi , 

Con voi qui marciano - tremila eroi ; 
Sfido gli eserciti... 
(in questo momento dal cespuglio in cui è nascosto esce 
Corr., e traversando la scena entra nel padiglione) 
Ire. Vien gente... 

Sem. Ah 1 

Misericordia ! 
Ire. e Sem. Cosa sarà ? 

Entro al boschetto - ritorneremo, 
Colà invisibili - spiar potremo; 
Facciam silenzio - stiamo a guardar. 
È qui pericolo - di più restar. 

(tornando nel viale d'onde uscirono) 

SCENA XV. 
Dal cancello, che Edmosado apre, entra esso ed Ernesto. 

Ern. Nel ginrdin d' un mio nemico 

Perchè a forza or mi traete ? 

Conte Edmondo! l'odio antico 

Con Corrado voi sapete; 

La mia morte ei sempre volle, 

Ed il sangue mi ribolle, 

Mentre or qui si avanza il pie. 
Edm. Conte Ernesto! io vi rispondo: 

Mi fan rabbia le vendette : 

Cosa siamo in questo mondo ? 

Orsi? lupi? marionette? 

Il giudizio è svaporato? 

Il cervello se n' è andato? 

Forse il core più non e' è ? 



5^2 

L' amislà che vi consiglir) , 
Vuol che qui fiorisca amore. 
Se Fernando e vostra figlia 
Di due cor formaro un core, 
Il deslin par ch'abbia scrino: 
Fine agli odii ed al deliUo, 
Vi tornale ad abbracciar. 
Qui è la figlia. (acceunando il padiglione) 

Ern. Figlia ingraia !... 

Edm. Quel che fu non si riiratla. 

Ern. In segreto maritala 

A un nemico !... 
Edm. Adesso è fatta. 

(traendolo dolcemenle verso il padiglione) 
Del perdono ecco U momento, 
(nel momenlo che stanno per entrare nel padiglione sulla 
porta si presenta Gorr. con siile nudo in pugno. Ern. 
dà una bieca occhiala ad Edm., ed impugna anch'esso 
uno siilo. Edm. dal bastone cava ub ferro, e stando nel 
mezzo impedisce ai due nemici che si avvicinino) 

Cor. e di morte. 

Ern. Tradimento ! 

Edm. Alto là: non l'avanzar. 

Ern. e Cor. Potrò alfin nel sangue odiato (minacciandosi) 
Dissetar l'inulto sdegno! 
Dal tuo petto lacerato 
Strapperò quel core indegno ! 
È mia gioia il suo tormento! 
Non v' ò forza, fuorché spento. 
Che involar li possa a me. 

Edm. Venga pur chi vuol la mancia ; 
Della scherma io mi ricordo. 
Un crivello avrà per pancia ; 
Ch'io r infilo come un tordo: 
M'arde il sangue come un zolfo. 
Ferrautte, Orlando, Astolfo, 
Sento in corpo tulli e Ire. 



35 

(Corrado ed Ernesto colgono un momento, e si slanciano 
l'uno contro Fallro: escono da un lato Fernando, e dall'altro, 
Irene; questa ferma il braccio di Corrado, quello di Er- 
nesto. Sempronio che corre presso ad Irene per rattenerla 
è afferralo da Lucrezia. Il fondo si riempie di servi, mentre 
Edmondo fa retrocedere con violenza i due nemici, e strappa 
loro i pugnali sbuffando.) 

Cor. Mori. 

Ehn. Mori.^ 

FiìR., Ire. È il padre!... arresta. 

Edm. Scellerati ! che viltà 1 

Sem. Chi ha trovalo la mia tesìa 
Me la porli per pielà ! 

laE., Feu., Cor., Ep.n. e Lue. 

Un freddo brivido - di vena in vena 
Mi serpeggiò. 
Nel cor piombò. 
Ignota smania - nel pelio io senio: 
M'opprime l'anima - crudel tormento: 
Fra tante pene - fra tanto orrore 
Vien meno il core; né pace o bene 
Sperar piìi s'i. 
Ah 1 chi a' miei spasimi 
Soccorrerà ? 
Sem. Son paralitico - stanimi vicina, (a Lue ) 

Star sn non so, 
Sdrucciolerò. 
Febbre da china - quasi mi pare; 
Che nervi e muscoli - sento ballare. 
Son pei^suaso - che un'avventura 
Da far paura - come il mio caso 
Non si vedrà: 
Più climaterica 
No, non si dà. 
Edm. In mezzo all' Africa - fra i Lestrigoni 

(ad Ernesto e Corrado) 



54 

Guardo se sto 
Fra il sì, fra il no. 
Ch'io vi bastoni - voi meritale, 
Belve, non uomini - belve arrabbiate ! 
D' esser giocondo - sempre ebbi stile ; 
Ma d' atrabile - il conte Edmondo 
Crepar dovrà, 
Se la tragedia 
Non cesserà. 
Coro Di questo gruppo - cosi intricalo (fra se) 
Inaspettato - poi lo sviluppo 
Nascer dovrà; 
Ma il vaticinio 
Chi ne farà? 
Fkr. Ah ! padre mio I 

Irk. Signore ! 

Edm. Già è inutile il furore, 

Sian gli odii terminati ; 
Questi son già sposati... 
Cor. Sposi ? 

Edm. Così... un pochino ; 

E nato è già un contino. 
Cor. Un figlio? 

Edm. Solo un figlio, 

Grasso, gentil, vermiglio; 
Davvero non e' è male ; 
Suo nonno tale quale; 
AUor che Io vedrai 
Al sen lo stringerai... 
Cor. e in brani... 

Edm. Zitto I 

Cor. e in polvere 

Saprò ridurlo... 
Fer., Ern., Lue. e Ire. Ah no 1 
Cor. Traditori tutti siete ! 

Questi due, servi, tracie. 

(ai servi, accennando Irene e Per.) 



Enlro al career sollerraneo, 
Là di lor deciderò. 
Giù con essi trascinate 
Il lor complice Sempronio... 
Sem. Io che e' enlro? 

Edm. e il testimonio 

Muto, immobile io qui fo' ? 
Ma... fratello, vuoi che m'alteri? 
Conte anch' io [ornar saprò, 
(con un cenno fa riunire Ireneo Ernesto', Lucrezia e 
Sempronio verso il padiglione.) 

Questo quarto è il quarto mio: 
Padre, figli, servi, entrale. 
/ Via di qua! padron son io. (a Cor.) 

Penso a lutto, non tremate, (agli alni) 
Le minacce di quel pazzo 
Sono bolle di sapone ; 
La metà del mio palazzo 
In mia guardia resterà. 
Sentinella di piantone 
Qui di e nolle un conte sia. 
Cor. Bada I (minacciandosi) 

Edm. Pensa ! 

Lue, Ire. Zitto là! (supplicando) 

Lue, Ire. e Coro 
un susurro nascerà. 
Edm., Cor. Ahi direi... ma la prudenza... 
Cor., Sem., e Per. 
Mulo qui restar mi fa. 
Tutti Non parlate, non fiatate. 

Più ciarlar saria periglio; 
Ed avaro di consiglio 
Forse il tempo non sarà. 
Quesl' incerto cicalio. 
Questo sordo mormorio. 
Se pian piano, lento lento 
Va crescendo a poco a poco , 



o6 



Qual per impelo dì vento 
(Crescer suol ne' boschi il fuoco, 
Pria di sera assorderà 
TuUa quanta la città. 

Quello a questo, questo a quello, 
Mescolando il falso al vero, 
Inventando col cervello, 
Venderà per bianco il nero. 
Non è luogo da far chiasso: 
Via parlate in luon più basso: 
Qui politica ci vuole : 
Via, silenzio : zitti là. 

(Fatti, fatti, e non parole: 
Chi ha piìj lesta si vedrà.) 



FINE DELL ATTO PRIMO. 



57 



SCENA PRIMA 

Sala in casa dei due fralelli, come neW atto primo; sedie, 
ed un tavolino nel mezzo. 

I Servi vanno spiando a vicenda al buco della chiave della 
biblioteca, da cui dopo esce Sempronio con un pantere 
in cui bottiglie di vino forastiero, confetture e biscotti. 

Coro Che fa Seaipronio - colà serralo? 

Con un paniere - di qua è passalo, 
Ei che del bere - non è nimico 
L' aride viscere - rinfrescherà. 
I. Che fa?... che fa?... (a coloro che guardano) 

IL Scegliendo sia. 

Tutti Alionlaniamci - ritorna qua. 
(si nascondono fuori della porta di mezzo, mentre Sempronio 
chiude la biblioteca, e viene innanzi col paniere, ecc.) 
Sem. Or capisco in che scrillori 

Va studiando il mio padrone. 
Ancor io da quesli autori 
Prenderei qualche lezione. 
La grammatica, il Porretti , 
Quando putto a scuola andavo, 
Non mi davan tal precetti 
Perchè sempre sbadigliavo, 
Ed un' acca di latino 
Mai nel capo non m'entrò. 
Ma su questo Calepino 

Ciceron diventerò. 
Studierei pur volontieri 
Quest' autore prelibato ^ 
Ah ! Sempronio, invan Io speri ! 



38 

Non ancora fu tagliato f 

Che peccato ! il libro è sano 1 

Tentazion pericolosa ! 

Di resister tento invano, 

Ahi lo studio è una gran cosa! 

Mano ai ferri - via - coraggio, 
(dal paniere trae un tiraboiichon, apre la boltigUa 
guardandosi prima inlorno) 

Quando, diavolo 1 vien su? 
Quanto costa l'esser saggio! 

Quanto è dura la virtù ! 
(mentre beve i servi lo circondano da ambe le parli) 
I. Mi rallegro ! 

IL ^ Mi consolo! 

Tutti È indigesto il bever solo. 

Sem. Maledetti! andaie via, 

Che il padron vi aspetterà. 
Cobo Correremo a far la spia, 

E il padron ti caccerà. 
Sem. Ah ! tacete : - riflettete 

Che son padre di fanaiglia. 

Satanasso vi consiglia, 

E sarebbe crudelià. 
Coro Ci regala una bottiglia 

E nessun respirerà. 
Sem. Ohimè ! che bivio orribile 1 

Dubbio il pensiero oscilla. 

Sto fra martello e incudine; 

Vo' da Cariddi a Scilla. 

Ma piano, pian : fermatevi, 

Bisbetico è 1 affar. . , 

Almeno mezzo secolo 

Lasciatemi pensar. 
Coro L'amico ondeggia e dubita; (fra loro) 

Di qua, di là vacilla. 

Sia fra martello e incudine, 

Va da Cariddi a Scilla. 



59 

Ma presto, via, risolvili, 

Supplizio è r aspellar. 
Bere vogliamo, o, intendici, (a Sempronio) 

Voliamo a strombettar. 
Sem. Miei colleghi in livrea 1 
Voi parlereste bene ; 

Ma il conte Edmondo i libri in mente tiene. 
Or sul finir del pranzo 
Col conte Ernesto e la dolente figlia 
M' ha mandalo a pigliar qualche bottiglia. 
Io, cbe sono il coppier... per esercìzio... 
D'eslrar pronto ho tentato 
11 sughero che slava suggellato; 
Gli avanzi della pece 
Soffiar volevo ed ho bevuto in vece; 
Ma poche slille... un dito solo ! - guai 
Se ritrovasse mai 
Una bottiglia meno! onde... 

SCENA li. 

Il come Corrado uscendo dalle sue stanze, 
ed afferrando pel colio Sempronio. 

Cor. Birbante! 

L' imbecille germano 

Qui aspetterò. Qui voglio 

Dirgli, ma sul momento una parola. 
Sem. (A tempo venne!) 
Cor. Ancor non vai ? 

Sem. Si vola, (parte) 

Cor. Mentre parlo ad Edmondo (ai servi) 

Nel giardino vegliale. 

Che non fuggano i rei - m'ardon le fibre 

(1 servi partono) 

Di gioia e di furor! tremino; io voglio 

Umiliato il loro antico orgoglio. - 

da lant' anni altesa 



40 

Fatai vendella ! alfine 
Tremenda scoppierai. Polve saranno. 
L' insulterò. Sul lor gelalo avello 
Danzar lielo vogl'io... 

SCENA III. 
Eflniondo e detto. 

EDìM. Signor fratello, 

Perchè con tanta fretta 

Chiaaiar mi fece ? cosa vuol ? 
Cor. Vendetta. 

Edm. E vendetta s'avrà. Fuori di tempo 

Tu brontoli cosi. 
Cor. Come ! 

Em. Buffone ! 

Di dirtelo ho ragione, 

Tutti i nostri nemici sono in gabbia; 

È giorno di trionfo e non di rabbia. 
Cor. Tu come parli? 
Edm. Al solito. 

Col nimico lontano in pace io sono ; 

Se rho fra l'unghie poi... cangio di tuono. 
Cor. Dunque ? 
Edm. Lasciami far. - Dov'è tuo figlio? 

Fernando... (cliiama airappartamento di Fernando) 

SCENA IV. 

Fernando dalle SUO Stanze e detti. 

Edm. Va in giardino, 

Non pianger più. Tra poco scenderemo 

E in amistà con tutti torneremo. 
Fer. Ah! zio, che mai diceste! 
Edm. Io dico il vero. 

Fer. Oh ciel ! pavento e spero; 

Ma il fin di tante pene 

Posso alla mesta Irene, 



41 

Caro padre, annunziar^? Dite: non sogno 
Nella speranza di promessa pace ? 
Edm. Sempre un padre acconsente allor che tace. 
(Edm. spinge Fern. fuori della porta comune, e la chiude) 

SCENA V. 

Edmondo e Corrado SOli. 

Edm. La chiave dello scrigno? - Vengo. - Prendi. - 
(riceve la chiave enlra nelle stanze di Cor., torna con una 
cartolina piegala di polvere; rende la chiave, apre la libre- 
ria, esce con una bottiglia e torna a chiudere) 

Un momento. - Siam soli. - 

Un amplesso. - In quel vino. 

Infallibile avremo... senza fretta... 

Non sospettala mai total vendetta. 

(Edmondo apre la bottiglia, e vi fa cadere le polveri ; 

indi torna a chiuderla) 
Cor. Un tradimento forse 1 
Edm. Un tradimento, 

Caro signor fratello, 

Coi nemici l'insegna... Macchiavello. 
Cor. Viltà mi sembra. 
Edm. Siocco ! 

D' arsenico o di stocco 

Farli perir bisogna. 

Fermezza il caso esige, e non vergogna. 

Nascerebbe uno scandalo 

Da un colpo sanguinoso e violento; 

Questo è un affar segreto, e lento lento. 
Cor. Ma... 
Edm. Con i ma ti resta 

Sempre in gola la pillola indigesta. 
Cor. Se... 
Edm. Ma che ma? che se? quando li sfugga 

L'occasion propizia al tuo furore, 

Questa spina crude! ti resta in core. 
Di politica air impero 
Tu ti cangia io commediante , 



E mentisca il tuo pensiero 

Un sorriso d'amistà. 
Fingi pace nel sembiante 

Con colui che brami oppresso, 

E deluso da un amplesso, 

Ne' tuoi lacci volerà. 
Se per caso allor che bevono 

La lor morte a sorsi a sorsi , 

Certe smanie in cor li parlano 

Che si chiamano rimorsi , 

Tu fa il sordo, e i guardi erranti 

Fissi' in grembo ai di felici, 

Quando noi, conti Ferranti, 

Non avremo piii nemici; 

Lo capisco, peneranno 

Con lentissima agonia; 

Macri, macri diverranno 

Quasi mummie in etisia; 

Non importa; non fa niente. 

Di punirlo abbiamo il dritto, 

Fu degli avoli il delitto, 

E il nepote creperà. 
Cani ! vili 1 poi le genti 

Ci diranno a voce bassa; 

Ma d'un' aura che trapassa 

Il susurro che ci fa? 
E dubbiosa eternamente 

L' opra nostra resterà. 
Tu mi credevi un ghiaccio; 

Ma sono anch' io di fuoco. 

Bevo, sorrido, e laccio 

Se non mi tocca il giuoco; 

Ma all'ora dell' assalto 

Anch' io mi so scaldar. 
E il mio pallone in alto 

Anch' io lo fo saltar. 
Vieni, il momento estremo- 



45 

Queir elixir gli affrella, 
Insiem poi balleremo 
Compila la vendetta... 
È ver, se la campana 
Con lente e fioche botte 
Segnando alla lontana 
Verrà la mezza-notte, 
Di qua, di là dal letto, 
Allor che dormon tutti, 

10 due fantasmi aspetto... 
Quanto saranno brutti!... 
La scarmigliata nuora, 

11 suocero affilato. 
Diran : battuta è 1' ora ; 

Fia vostro - il nostro - fato» 

Con noi , degni fratelli... 

Ci liran pe' i capelli... 

Il suol si va squarciando, 

E capitombolando 

Fra zolfo ardente, eterno, 

Caschiam giìi nelF inferno... 

Ohimè!... Da questi guai 

Uscir potrem ?... no: mail 

E quello speco • cieco 

Il mai ripete e il no. 
Scioccone! E che? tu palpiti, 

Per queste inezie? ohibò! 
Bisogna ridere: - tutto sfidare; 
Di tai bazzecole - convien scherzare; 
Or la vendetta - coglier potremo; 
Dopo vedremo - quel che verrà. 
Facile a credere - è il volgo, e basta. 
Mostriamoci uomini - d'un' altra pasta: 
Che tutti tremino - siamo chi siamo, 
E chi vogliamo - sparir dovrà. 
Quel che ha da essere - poi si saprà. 

(apre la comune ed esce con la bottiglia) 



44 

SCENA VI. 

Corrado solo. 

Che mai parlò? - Così feroce mai 

Noi sospeUai ! - Me mille volle ei vince 

In dispielala crudeltà. - Non posso 

Avvezzarmi all'idea d'un tradimento! 

Misero, vedo, sento 

Quei fantasmi, quei gridi !... il mio furore 

Non tace, no; ma combattuto è il core. 

(esce dalla comune) 

SCENA VII. 

Giardino. 

Sempronio, passeggiando innanzi al padiglione, 
indi Fernando da Un viale; poi Irene dal padiglione. 

Sem. Sempronio BarbaDietola ! signore? 

Odi - ho lunghe le orecchie. - Odi : non esca 

Non entri alcun se non tua moglie e il bimbo. 

Udisti ? - udii - se no? vo all'aria. - Addio. 

Eh I co! padroi.e mio 

Da scherzare non v' è ; ma son di bronzo. 

Un cerbero qui sta, 

Armislizio non faccio... Chi va là? 
Per. Il conte Ernesto ? 
Sem. Dorme. 

Fer. L' innocente virtude 

Tranquillamente al sonno il ciglio chiude 

Sia qualunque il destino, 
Sem. (Si dorme sempre dopo certo vino). 
Feu. Chiamami Irene. 



Sem. 






No. 






FEI!. 






No? 






Sem. 






No. 






Fer. 








Tu burli 





Sem. 


Si: 


son 


ceffo da burle ! 







45 
Frr. Chiamala... 
Sem. Parlo greco ? 

Collo? Ollenlotlo? Illirico? Cinese? 

Più il no non si capisce al mio paese? 
Fer. Sempronio mio... 
Sem. Non devo. 

Fer. Sempronio mio... 
Sem. Non posso. 

Fer. Sempronio mio, ritroverò un bastone. 
Sem. (Meglio è la forza aver che la ragione!) 
Fep». Chiamala, o di mia mano 

Io li solTocherò... 
Sem. Ma piano, piano. 

Fer. Va. 
Sem. Vado. 

Fer. Che all' islanle venga qua. 

Sem. (Quanto è garbalo mai! lutto papcà !) 

(Sempronio entra nel padiglione e dopo pochi istanli 
n'esce anelante Irene) 

Fer. a me stesso non credo. 

Questo raggio improvviso, 

Fra così lungo orror, mi desta in seno 

Un tumulto d'affetti, e non poss'io 

Tutto alla gioia abbandonarmi... 
Ire. mio, 

Mio diletto Fernando ! 
Fer. Irene. 

Ire. Tremi ? 

Fer. Si; ma di speme io Iremo; 

Forse il nembo cessò. 
Ire. Ma cosi mesto 

Tu mei dici? E perchè? 
Fer. Perchè mi sembra 

Questa inattesa calma, e il non speralo 

Sospiralo - perdono 

Un arcano profondo, un gran mistero!... 

Spero, mia vita ; ma tremando io spero. 



40 

Così avvezzo è alla sciagura 
Da lanli anni il core in pello, 
Che morir nella sventura 
Senibra a me necessità. 
Se sorride senza nulli 
Alba amica in ciel sereno, 
Sempre mesto è il core in seno 
E bel di sperar non sa. 
IiiE. Mai non dura quando estremo 

In un cor piombò l'affanno; 
No, mia vita, io pii^i non Iremo; 
Più soffrire il cor non sa. 
Sì, vedrai... non è un inganno... 
Diradar la notle bruna, 
E un sorriso di fortuna 
Il seren ricondurrà. 
Fer. Ma se il destino barbaro 

Nel suo crudel rigore 
Segue a tradirci? 
Ire. Sfidalo. 

Fer. Che più ci resta? 

Ire. Amore. 

D' amore un core armalo 
Sprezza il furor del fato; 
Geme; ma pugna impavido 
E alfin trionferà. 
Ire., Fer. Caro innocenle oggetto 

D' un immortale affetto, 

Il figlio, sposl^, il figlio 
a 

Intrepid' mi fa. 

È nostro il suo periglio ; 
Ma per lui veglia il core, 
E il figlio dell' amore 
L'amor difenderà. 
Ire. Ma il conle Edmondo? 



47 

Fer. Ei slesso 

M' assicurò la calma. 
Ire. Conforta il core oppresso, 

Non può tradir queir alma. 

Ah ! s'el ti disse: spera, 

È il palpitar viltà, 
a 2 Di gioia un delirio, 

Un lampo di bene, 

Più forte fa V anima 

Se torna alle pene. 

Tergiamo le lagrime; 

Scordiamo il penar, 
È viia fra i spasimi 

La calma sperar, (entrano uniti nel pacli- 
, glione) 

SCENA Vili. 

Edmondo da un viale con la boUiglia; 
indi s»ciìipronio dal padiglione. 

Edm. Sentinella ? ove sei? 

Sem. Mio capitano 

Fu forzata la linea : 

Volli pugnar; ma senza bombe o brando 

Cascò la piazza. 
Edm. e chi v' entrò ? 

Sem. Fernando. 

Edm. Lascialo entrar; ormai la cosa è fatta. 

Or di pace si tratta. 

Qua reca un tavolino, 

Un bel piatto d'argento, 

Due bicchierin da vino. 
Sem. Si beve? 
Edm. Tu pulisciti la bocca. 

Beveranno i nemici , a te non tocca. 
Sem. Ed io da bever vedo, 

E non bevo ? - Sarà, ma non ci credo, (parie) 



48 

SCENA IX. 

l!]«ìiMoiKl© , indi Corrado da utì viale, poi subito dal pa- 
diglione Ewg-eHÌo e FeraiaEido COU Irene seguiti da L.w- 
crezàa con bambino in braccio; intanto ©cKìproMlo reca 
nel fondo un piccolo tavolino su cui un piatto d'argento 
con due bicchierini; ed Edmondo vi pone la bottiglia. 

Edm. La nriigiior s' avvicina 

Delle pensale scene ; 

E, se non sbaglio, ho recitalo bene. 
Cor. Fralello ì 
Edm. Guarda, guarda. 

(fingendo di non badargli, prendendo il bambino da Lu- 

Nega eh' è sangue tuo, crezia e mostrandolo a Cor- 
Se cresce è il tuo ritrailo ; rado) 

A queir aria di m.alto 

Che tiene fra le ciglia, 

Come due goccio d' acqua ti somiglia : 

Dorme, e sorride al nonno. 

(Con un po' d' oppio farà eterno sonno). 

(sottovoce a Corrado) 

(Edmondo rende il bambino a Lucrezia, che lo riporta nel' 
Cor. (Snaturato !) padiglione, indi torna) 

Edm. Ragazzi ? (a Fernando e ad Irene) 

Che? fate le marmotte? conte Eugenio? 

Siete di carta pesta ? 

Trionfa la natura, 

Il sangue è sempre sangue. Olà, Sempronio, 

Empi que' due bicchieri. Obblio profondo 

D' ogni torto passato , 

Il conte beverà qui con la figlia. 

(Sai che zucchei^o sia nella bottiglia. )(pianoaCorrado) 
EUG. Conte Corrado ! (presentando la mano a Corrado che 
Cor. (Invano gli dà la sua) 

Mirarlo io tento !) 
Sem. (è veramente buono I 

(di furto beve un bicchierino, e lo riempie) 



49 

Pare laUe di vecchia, o maraschino). 
Ire., Feb. Padre, perdono! 

(s'inginocchiano a Corrado che li rialza) 
Sbj. (Un allro bicchierino). 

(profiUa del momenlo, vuota il secondo bicchierino, e io riem- 
pie ; indi \iene innanzi col piallo, ed offre ad Irene e ad 
Eugenio; Edmondo si è accorto della doppia bibila fur- 
tiva di Sempronio) 
Ire. Rapido qua! pensier (rivolta a Corrado in 

Si dileguò il furor, atto di bere) 

Che cosi a lungo il cor 
Straziava in seno ; 
Di pace nel bicchier 
L' obbho ne beverò... 
CoB. Non bever figlia, no ! 

(strappando di mano i bicchieri ad Irene e ad Eugenio 
e gettandoli a terra) 

Ferma ; è veleno ! 
Edm.. FEtì.. Ire., Eug., Lue. e Sem. 
È veleno ! 
Sem. (Ed ho bevuto !) 

Edm. Dove vai ? 

Sem. Rilorno a volo. 

Edm. No ; qui resta. 

Sem. Un sol minuto. 

Edm. Resta, e taci. 

Sem. (Creperò!) 

Ire., Feb., Lue, Eug. e Cob. 
Ah orror così irnpens'Uo, 
Ah sì fiero tradimento ! 
11 cervello sconcertato 
Ondeggiar smarrito io sento. 
Sospettar chi mai potea 
Così nera iniquilà ? 
Mai capace un noni credea 
Cui ne! sen battesse il core 
Di sì perfido furore, 
Di si strana crudeltà. 



50 
Edm. (Il mio colpo è ben scoccalo! 

Prova orror d'un Iradimenlo. 
Se r onore gli ha parlalo 
Vien Irollando il penliinenlo, 
E vedrò quell'alma rea 
Sospirare di pielà. 
Io scommello la conlea, 

Che già sfuma il suo furore, 
E neir impelo del core 
L' inimico abbraccierà.) 
Sem. (Il mio caso è disperalo! 

(da sé, con smorfie comiche come se senlisse 
gli efTeUi d' un veleno) 

Rospi e serpi in seno io senio. 
Ah! polessi, svenluralo ! 
Fare almeno leslamenlo! 
Sospellar chi mai dovea 
Di morire in questa eia? 
Ah ! sognar s' io mai polca 
Imbroglialo quel liquore, 
Slavo un anno nelT ardore 
Di perfeUa aridilà). 

Ire., Per., Eug. 

Ah ! saper polessi almeno 

Chi mesceva quel veleno! (a Corrado) 

Quale è il cor così liranno 

Che pensò lanl' empietà. 
Sem. (Questi qui ciarlando vanno 

E il veleno me la fa !) 
Edm. Si, fratello, dicon bene; 

Svelar tutto a voi conviene. 

Qui ci va del nostro onore; 

Dite pur ; si lacera. 
Sem. Ah! dov'è, dov'è un dottore? 

Lo speziai per carità ! 
Cor.. (Accusar dovrò il germano 1) 



Fer., Ire., Eug., Lue, Edm. 

Dite su. 
Cor. (Lo lento invano!) 

Fu... 
a 5 Parlale. 

Cor. 11 perdonale, 

a 5 II perdon da lulli avrà. 

Sem. (Ma campar non mi farà !) 

Cor. Sì: l'iniquo consigliero 

Fu... Sempronio... (sorpresa generale) 
Sem. (subito gridando) Non è vero. 

Ire.Fer.Eug. Tu, furfanle ! 



Lue. 


Tu, birbante 


Edm. 


La giustizia lo saprà. 


Sem. 


Ah !... Ascoltatemi. 


a 6 


Tacete. 


Sem. 


, È un errore. 


a 6 


Traditore ! 


Sem. 


È menzogna. ^ 


a 6 


È verità. 



a 7 

Cor.. (Salvato ho il mio germano ; 

Ma no'l merlò l'indegno. 
Ah vinse V inumano 
D' ogni ferocia il segno. 
L' odio giurato antico 
Tace pel mio nemico , 
E parla 1' amistà. 
Alla natura or sento 
Che assai fé' guerra il core. 
Dal sen dello spavento 
Risorgerà 1' amore, 
Voglio, cessato il pianto, 
Sia stretto il nodo infranto; 
E sol la tomba gelida 
Dividerci potrà.) 



'.ri 



Ire., Fer., Eug. e Lue. (sfuggerRlo Sem.) 
Il tuo Iremor l' accusa, 

T'accusa i! tuo pallore. 

Dove trovar la scusa 

A si spieiato orrore ! 

Fuggi da noi, t' invola ; 

È colpa ogni parola, 

Corri, t'affrella. va. 
Ma dove, dove andrai 

Da' tuoi rimorsi oppresso? 

Fuggire invan vorrai, 

Come fuggir te slesso? 

Per quanto è largo il mondo. 

Dell' Èrebo nel fondo, 

Della vendetta il fulmine 

Sempre ti troverà. 
Sem. Sono innocente affano... 

Fate eh' io parli almeno... 

Udite almeno il fatlo. 

Ohimè !... già vengo meno. 

Soccorso, non fuggile ; 

Venile qua, m' udite... 

Presto... per carila. 
Conie !... Lucrezia I... Irene ! (ad Eug. a 

Disditevi, signore. Cor. ad Edm.) 

Padrone, non sta bene. 

Ho una fornace in core. 

Ah ! povero Sempronio ! 

Ci si mischiò il demonio. 

Una tragedia simile 

Chi mai la crederà ? 
Edm. (Per bacco 1 il mio Sempronio 

Si trova in grande imbroglio ! 

Quesla è di iiuovo conio! 

Salvar lo devo e il voglio.) 

Finiscila... sta ziUo; (a Seni.) 

Che forse il tuo delitto 

Sepolto resterà. 



So 

(D' essere avvelenato 

Il babbuin sospetta t) 

Tu m'hai scandalezzalo ! 

Teslaccia maledetta ! 

Un padre di famiglia 

Questa reità consiglia I 

Amici miei, scusatelo, (ad Eug. ed Irene) 

Fu tutta asinità. 
(Eug. ed Ir., presi per mano da Cor. e seguiti da Per. entrano 
nel padiglione. Edni. corre presso Sem. che fugge in un viale) 

SCENA X. 

Lucrezia, indi i Servi da diversi viali. 

Lue. Pare un sogno! - Sempronio 
Immaginar sì barbara empietà 1 
Maledetta bottiglia ! eccola là. 
E se va carcerato ! 
Povera me! finisce giustiziato. 
Pericolante vedova dovrei 
Pensare, e seriamente, ai casi miei. 
Sceglier potrei qualcuno 
Fra i molti e molti che verran, senz'altro, 
A farmi un po' di tenero corteggio... 
Questo è così, così... se trovo peggio? 
Coro Se mai Sempronio - va in altu assai; 
Rimaner vedova - se mai dovrai; 
Non resti inutile - tanta beltà. 
Che i cori a nuvoli - piagando va. 
Noi di sposarli - saremmo pronti ; 
Ma ci fa cauti - tirando i conti. 
La tua terribile - fecondità, 
La tua prolifica - maternità. 
Lue. Voi di Sempronio - così sognate? 

D'andare in allo - che mai ciarlale? 
Coro Via, meno smorfie - tutto si sa; 
E il suo delitto - terror ci fa. 



ti4 
Lue. Eh ! andate al diavolo - brave persone ! 

Ora v'accomodo. - Saprà il padrone 

La vostra perfida - curiosità ; 

Ragione ha V ultimo che riderà. 
Coro Tu ci fai ridere, ma piangerai, 

Fuor della trappola - non lo vedrai ; 

Il Protoquaraquam - la finirà. 

Povera vedova 1 - ah 1 ah ! ah ! ah ! 
(partono i servi da diversi viali, e Lue. enlra nel padiglione) 

SCENA XL 
Sempronio correndo da un viale seguito da Edmondo. 

Edm. Sempronio, non fuggir; tulle le uscite 

Hanno un servo per guardia. 
Sem. Ma, padrone, 

Questa è una crudeltà. 
Edm. ^ Ma dove vai ? 

Sem. È Taffar d'un momento. 
Edm. Quello che è stato è stato, 

Non voglio che lo sappia il vicinato. 
Sem. Non parlo. 
Edm. Non li credo. 

Sem. Padroni fo qualche eccesso! 
Edm. Come! saresti ossesso? 

Io ti farò legar. 
Sem. (Tutto l' inferno 

Mi sento in corpo!) 
Edm. Ascoltami. 

Sem. Non posso; 

Paralitico son. 
Edm. Che la tarantola 

Morsicato t'avesse? Un po' di musica 

Or guarir ti farà. 
Sem. Mi sento addosso 

Quanti più crudi mali 

Di lutto il mondo chiudon gli ospitali... 

Ma lasciatemi andar; vado e ritorno. 



35 

Edm. Finché non cade il giorno 

Quanti qui denlro slan sono in sequestro. 
Sem. È finita per me? 
EDì\l Temi il capestro? 

La mannaia? la ruota? le tanaglie? 
Sciocco! Già noi stiam zitti; e poi, li pare 
Che tu possa partir? E quando mai 
Si giustizian le rape? - Delle zucche 
Questa è la sorte. Vieni qua. Non mori 
Per questa volta. L'empio tuo consiglio 
Dalla sciocchezza tua viene scusato. 
Sem. Ah 1 moro sempre 1 
Edm. Mori ? 

Sem. Awelenato- 

Edm. Non morrai. So lutto appieno, 
Di soppiatto io r ho veduto; 
Lenta morte sogni in seno: 
Vino e zucchero hai bevuto. 
Questa scena di tragedia 
Concertar fu mio progetto. 
Perchè lieta la commedia 
Poi dovesse terminar. 
Sem. Ma che c'entro io poveretto? 
Edm. T' accusava per salvarmi. 

Sem. V'è che bella fantasia! 

E se vengono a forzarmi 
A un viaggio in picardia? 
Edm. Dimmi un po', sono agli antipodi, 

Vivo ancor e puoi tremar? 
Sem. Non mi fido, e nel cervello 

Quest'affar non m'entra bene. 
Non è sogno il mongibello 
Che mi bolle nelle vene; 
Piano pian mi salta agli occhi 
Un vapor che il di mi oscura ; 
Mi si piegano i ginocchi , 
Niega il pie di camminar. 



S6 

Edm. su del vin nella natura. 

Sem. Poco poco ne assaggiai. 

Edm. è un Madera stagionato 

Che se a ber ne tornerai 
Caschi in terra addormentato. 

Sem. Se sia storia, se sia favola 

Chi mi può capacitar? 

(Edm. depone il bastone sulla tavola, prende la bottiglia, 
si cava di tasca un astuccio da cui trae un bicchiere) 

Edm. Mira, incredulo furfante. 

Che far voglio. 
Sem. Cosa ? 

Edm, Bere. 

Sem. Come I 

Edm. Come! in ogni istante 

Meco ho i ferri del mestiere, (doi^o aver 
Persuaso adesso resta, bevuto un bicchiere) 
Sem. Certo; è prova manifesta, 

Tranne il caso, che fra i quondam 
Abbia smania di passar. 
Edm. Non ho fretta per I' avello, 

Anzi mollo ho qui da far. 
Sem. Se permette... che sia quello 

Io mi voglio assicurar. 
Edm. (Se il cialtron non s' ubbriaca 
Starà tutto a strombettar. 
a 2 
Sem. Ritorno d' anni quindici 

Del vin per la magia; 
Scendi, Lucrezia mia : 
Non mi sparare un no. 
Qui dove il fonte mormora, 
Idolo mio, mia fata, 
Se vuoi la serenata, 
Ascolla : io canterò. 
Bell' occhio di rosa. 
Bel labbro di giglio, 



57 

Bel crin di coniglio 

10 svengo per le I 
D' amarli - adorarli 

11 cor non si slanca^ 
Ho r alma piii bianca 
D' inchiostro e caffé. 

Ah dopo selt' anni 
Di spasimi e affanni 
Dovevo aspellarmi 
Si bella mercè I 
Edm, Non ne ha lascialo un gocciolo! 
Volle vederne il fondo. 
Viaggia fuor del mondo, 
Ragazzo rilornò. 
Non gli rompiamo Testasi 
Con r adoralo oggetto, 
11 vino fa r effetto, 
E secondarlo io vuo'. 
Mio griilo d' amore, 
Ho il core di scoglio. 
Amarti non voglio. 
Prudenza non è ! 
Non amo, non bramo 
Sposar r elefante; 
Quel naso gigante 
È troppo per me. 
Ti guarda allo specchio: 
Sei bì^uUo, sei vecchio ; 
Dovevi aspettarti 
Si cruda mercè^ 
Sem. Lucrezia? così avara 

(afferrando Edmondo credendola Lucrezia) 
A chi ti smania intorno? 
Vieni... 
Edm. Che vieni?... 

Sem. Cara ! 

Per te qui sento un forno. , 



Edm. Acqua. 

Sem. La beva lei, 

Che di morire idropico 

lo fanlasia non ho. 
Il vino io voglio bere. 
Edm. Fermali : è lungo il gioco. 

Sem. Perchè lasciò il quartiere ? (come ricono- 

Su: gli esercizii a fuoco, scendo un soldato) 

il caporal Tempesta 
(afferra il baslone, e cavatone lo stocco che impugna, 
lo dà ad Edm. a guisa di moschetto, ed esso da ubbriaco 
gli comanda gli esercizi) 

Vi spaccherà la testa. 
a 2 Birbanti allineatevi, 

tutti infilerò. 
Edm. Edmondo ! te la meriti, 

Ora scappar non so. 
Sem. Arma in spalla - attenzione 

Pronti al cenno del campione, 

Caricate - su, marciate 

Tra pò là là là là là. 
Assaltate la trinciera... 

Qui piantate la bandiera... 

Bum ! sparate - su, svenale... 

Ziffe, zaff, di qua e di là. 
Ah la terra ha la terzana 

Che di sotto mi traballa ; (traballando) 

Ma leggiero qua! farfalla 

Vo' fra gli astri a villeggiar. 

Voglio almeno riposar. 
Edm. Ma cospetto del demonio ! 

Via, finiscila, Sempronio ì 

Già r antica mia pazienza 

Svaporando se ne va. 
Giù quel ferro, se ti sbagli 

Pelle e viscere mi tagli; 

Bum! spariamo - su, sveniamo: 

Zi£fe, zaff, di qua e di là. 



51) 

Manco mal che si allontana. 

Già la terra gli traballa, 

Il Madera mai non falla, 

Non fa il sonno mai tardar. 
Una mezza - settimana 

Non gli basta a riposar, 

(Edmondo lo trascina entro un viale) 

SCENA ULTIMA. 

Eiigreiiio, Corrado, Fernando, Irene dal padiglione, 

indi Eì^dniondo dal Viale, tutti i servi da vari viali. 

EuG. Questo intricato enigma 

Chi mai mi spiegherà ? 
Cor. Conte, è un mistero 

Quanto io qui vidi; e saper bramo il vero. 
EoM.Se in pace sono il conte e mio fratello, 

Io son pronto a spiegar l' indovinello. 
Cor. Spezzar m' intesi il core 

All'idea d'un delitto. A lui perdono 

Con r amplesso dimando. (abbraccia Eugenio) 
EuG. E in pace io sono. 

Ihe. Oh contento ! 
Fer. Oh mia gioia 1 

EuG. Conte Edmondo, svelate 

L'arcano del veleno. Io vi ho veduto 

Unito al servo tutta 

Asciugar la bottiglia, io non m'inganno. 

Sogno non fu d'accesa fantasia. 
Edm.È un'ingegnosa mia soverchieria, 

Per scuotere quel cor fatto di bronzo, (accen.Cor.) 

lo sono, e non il servo che consiglia 

D'avvelenar di furto la bottiglia. 
EuG. Come ! voi stesso ! 
Edm. Signor si. L' arsenico 

Ei di mia mano infuso 

Credea veder nel vino... 

Ed è zucchero fino. 
Cor. Ah l fratel mio l 



60 

Benedico V inganno ! (abbraccia Edmondo) 

EoM. Per salvarmi 

Egli accusava il povero Sempronio; 
Il resto lo sapete. All'erba in seno 
Ora dorme briaco un mese almeno. 
Conte, fratello! non perdiamo tempo! 
Capite? 
Cor. Intendo. Amatevi, 

Questo, sol questo, o figli, è il voto mio. 
Fer. Sposa, respira alfine. 
Ire. Ove son io? 

Svanirò i di del pianto ? 
p'er. Alfin sei paga al tuo fedele accanto. 
Ire. Quando vicina al lido 

Io mi credea tranquilla, 
Vidi che il vento infido 
Mi respingea nel mar. 
Ma un' iride sfavilla ; 

Già tace il mare, il vento; 
E in seno del contento 
Sarla - follìa - tremar. 
Cor. In seno del contento 

Saria - follìa - tremar. 
Ire. Novello padre!... amico! (aCor. eaEdm.) 

Intorno a me stringetevi. (a tutiij 

a 4 Si scordi l'odio antico; 

Trionfi r amistà. 
Ike. Un momento di piacer 

Brilla appena a questo cor, 
Che s' invola dal pensier 
La memoria del dolor. 
Fortunati affetti miei ! 
Maledirvi il cor non sa ; 
Senza voi, no, non godrei 
Così gran felicità. 
Coro Or beata appien tu sei 
Nella tua tranquillità. 

FINE. i 



ELENCO 

dei librelli d'Opere lealrali di esclusiva propnelà dell' edilore RICORftF. 



Allamlla. 1 Pirati di Bcaralleria 

Apolloni. L'Ebreo 

*- Adelchi 

Aspa. Un Travestimeli lo 

Auber. La Muta di Portici 

— Fra Diavolo 
Balfe. Pittore e Duca 

i Baroni. Ricciarda 

* Benvenuti Guglielmo Sliakspeare 

Bona. Don Carlo 

Boniforti. Giovanna di Fiandra 
'^Bottesiai. Il Diavolo della notte 
\ Braga. lìstella di San Germano 
ì— Il Ritratto 
^.Batera. Elena Castriolta 
ì Buzzi. Ermengarda 
^^— Saul 

Baz zolla. Amleto 

Cagnoni. Amori e trappole 

— Don Bucefalo 

— La Fioraja 

— Michele Perrin 

— Il Testamento di Figaro 

— Il Vecchio della Montagna 
Campiani. Taldo 
Chiaromonle. Caterina di Cleves 
Coppola. L'Orfana Guelfa 
Dalla Baratta. Il Cuoco di Parigi 
De Giosa. Silvia 

Donizetti. Caterina Cornaro 

Don Pasquale 

Don Sebastiano 

Elisabetta 

La Figlia del Reggimento 

Linda di Chamounix 

Maria Padilla 

Paolina e Poliuto (I Martiri) 
Faccio. Amleto 

I Profughi Fiamminghi 
Ferrari. Ultimi giorni di Suli 
Fioravanti ed altri. Don Procopio 
Fioravanti. La Figlia del fabbro 
- Il Notajo d'Ubeda 
«- I Zingari 
flotow, Alessandro Slradella 



Flotoiv. llBoscajuolo o L'Anima 

della tradita 
Foroni. Cristina Regina di Svezia 
Gabrielli. Il Gemello 
Galli. Giovanna dei Cortuso 
Gambini. Cristoforo Colombo 
Gounod. La Regina di Saba 
llalevy. L'Ebrea 
Hérold. Zampa (nuova Irad.ital.) 
Maillart. Gastibelza 
Mercadanle. Orazj e Curiazj 

— La Schiava Saracena 

— Il Vascello di Gama 
Meyerb cer. Gli Ugono 

— 11 Pellegrinaggio a Ploerniel 

— Il Profeta. 

— Roberto il Diavolo 
Moroni. Amleto 

Muzio. Giovanna la Pazza 
-— Claudia 

— La Sorrentina 
Pacini. La Fidanzala Corsa 

— Malvina di Scozia 

— Merope 

— La Regina di Cipro 

— Stella di Napoli 
Pedroiti. Fiorina 

— Guerra in quattro 

— Mazeppa 

— Il Parrucchiere della Reggenza 

— Romea di Monfort 

— Tulli in maschera 
Peri. L'Espiazione 

— I Fidanzati 

— Rienzi 

Petrocini. Duchessa de la Vallière 
Pistilli. Rodolfo da Brienza 
Pincherle. Il Rapimento 
Platania. Matilde Bentivoglio 
Pomafoiys/jJ.Bonifaziode'Gercmeì 

— Piero de' Medici 
Ricci F. Estella 

— Il Marito e l'Amante 
Ricci, ("/"raf^/r/^. Crispino e la Comare 
Ricci L II Diavolo a quattro 



Rossi Lauro. Il Domino Nero 

— La Figlia di Figaro 
Rossini. Roberto Bruco 
SaneUi. Il FornareUo 

— Gennaro Annese 

— Gusmano 

— Luisa Strozzi 

— La Tradita 

Secchi. La Fanciulla delle Asturie 

Sinico. I Moschettieri 

-— Marinella 

Torriani. Carlo Magno 

Thomas. Il Ga'id 

Vacca] . Yii'ginia 

Fc^/y/ì. Alzira 

— Aroldo 

— L'Assedio di Arlem 
-— Un Ballo in Mns(;hera 
•— La Battaglia di Legnano 
r^ I Due Foscari 

— Ernatìi 

-r La Forza del Destino 



Verdi. Gerusalenìmc 

— Giovanna d'Arco 

— Giovanna de Gu/maiv ' 

— Gugl. Wellingrode(Sti(Telio) 

— I Lombardi 

— Luisa Miller 

— Macbetb 

— Nabucodònosor 

— Orietta di Lesbo (Giovanna 
i d'Arco) 

— Rigoletlo 

— Simon Boccanegra 

— Stiffelio 
La Traviata 

— Il Trovatore 

— I Vespri Siciliani 

— Violetta (la Traviata) 

— Viscardello (Rigolelto) 
Villanis. Giuditta di Kent 



A3ta*l libretti poalilieiili c^ai @i«dc^etto tUliiorc. 



Ballista. Anna la Prie 
l^elllni. Beatrice di Tenda 

— .1 Capuleli 

— , Norma 

— "Il Pirata 

— I Puritani e i Cavalieri 

— La Sonnambula 
Donizetti. Anna Bolena 
— - Belisario 

— il Campanello 

— Detto, con prosa 

— L'Elisir d'amore 

— Gemma di Vergy 

— Lucia di Lammermoor 

— Lucrezia Borgia 

— Maria di Rohan (col Contralto) 

— Idem (senza Contralto) 

— Marino Fai i ero 

^ La Regina di Golconda 

— Roberto Devereux 
Mercadante. Il Bravo 

— Il Giuramento 



Mercadante. La Vestale 
Meyer'beer.ìi Cvocìrdo in Egitto . . 
P«cmi. Saflb 

R icci F. Co r rad d' Al lii m u ra (co - 
ine fu scritto per Milano) 

— Idem (fionie fu sx^rillo p^r Pa- 

rigi) 

— Le prigioni di Edimburgo 
Ricci L. I Due Sergenti 

— Un'Avventura di Scaramuccia 

— Gbi dura vince 

Rossini. Il Barbiere di Siviglia 

— La Cenerentola 
-- La Gazza ladra 

— L'Italiana in Algeri 

— Matilde di Shabran 
Mosè 

— Guglielmo Teli 

— Otello 

— Semiramide 

Verdi. Il Finto Stanislao